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martedì 21 febbraio 2017

Le donne che dormono di più hanno una vita sessuale migliore


Riposare bene è fondamentale per l’umore e la salute, ma anche per la vita sessuale delle persone.

Uno studio dell'università del Michigan ha mostrato come il riposo serva anche alla “carica sessuale”. I ricercatori hanno coinvolto 171 donne, intervistandole quotidianamente per due settimane, per ricavare informazioni su come avevano dormito la notte precedente (sia quanto che come) e sulla loro attività sessuale.

E’ emerso che, in media, le donne che dormivano di più avevano livelli di desiderio sessuale più elevati, ed hanno calcolato che un’ora di sonno aggiuntivo corrisponde ad un incremento del 14% della probabilità di fare sesso il giorno seguente.

Un sonno insufficiente quindi può diminuire il livello di desiderio e l'eccitazione nelle donne.

I ricercatori ritengono che la qualità del sonno sia un fattore estremamente sottovalutato nell’analisi delle disfunzioni sessuali, anche sulla base del fatto che non solo il loro studio ha collegato direttamente sonno e desiderio, ma anche del fatto che il desiderio è risultato indipendente dall’attività svolta nel giorno e dall’affaticamento.


 

venerdì 20 gennaio 2017

Uno studio rivela quanto deve durare un rapporto sessuale


Un nuovo studio proveniente dall’Australia ci svela  la durata media di un rapporto sessuale. il dottor Brendan Zietsch del dipartimento di psicologia dell’università del Queensland ha condotto uno studio su  500 coppie provenienti da diverse parti del mondo; il dottore  le ha dotate di un cronometro e ha spiegato loro di azionarlo premendo “inizio” nel momento della penetrazione e “stop” al momento dell’eiaculazione.

Il risultato è stato sorprendente e per alcuni probabilmente consolante: la durata media di un rapporto sessuale è di 5,4 minuti.

Lo studio quindi riguarda solo l'atto sessuale in sè senza preliminari. Il prof. Zietsch e i suoi collaboratori hanno seguito le coppie per quattro settimane e sfornato numerose cifre dati. Intanto 5,4 minuti è la media matematica derivante da tutte le durate registrate. Perché la gamma ha variato dai 44 minuti di una coppia probabilmente molto allenata, ai 33 secondi di un non raro caso di eiaculazione precoce. 

Il team di medici ha anche scoperto che sia l’uso del preservativo che l’essere circoncisi non ha influenzato per nulla i risultati in generale dell’esperimento, registrando gli stessi dati di minutaggio. Per quanto riguarda la nazionalità  una nota di demerito a carico delle coppie turche; la durata dei loro rapporti sessuali è stata significativamente più breve (3,7 minuti) ed ha abbassato sensibilmente la media, rispetto alle coppie provenienti da altri paesi come Paesi Bassi, Spagna, Regno Unito, e Stati Uniti, che invece hanno alzato l’asticella dell’attesa per l’eiaculazione. Un altro dato sorprendente dello studio è che più la coppia è avanti con l’età, più breve è l’atto sessuale, contrariamente alla vulgata comune del sesso tra anziani che durerebbe per decine e decine di minuti.

In passato ci sono stati numerosi studi sull'argomento. Nel 2008 un team di sessuologi statunitensi classificò in sesso “troppo breve” quello sotto i due minuti, “adeguato” tra tre e sette, “desiderabile” fra sette e tredici. Mentre negli studi del 1948, Alfred Kinsey scoprì che il 75% degli uomini americani aveva un orgasmo nei primi due minuti dall’inizio della penetrazione.

È interessante ricordare che il dottor Zietsch è noto anche per una diversa ricerca  ben più discussa. Su un campione di oltre 7500 tra uomini e donne, tra i 18 e i 49 anni, scoprì un gene, l’AVPRIA, responsabile, secondo lui, del tradimento nelle coppie da parte della donna. Insomma, secondo Zeitsch e soci, esisterebbe un gene dell’infedeltà assolutamente peculiare all’evoluzione genetica femminile.

giovedì 12 gennaio 2017

Cosa si rischia a bere il caffè in cialde


Secondo uno studio dell'Università di Padova bere il caffè in cialde potrebbe provocare danni alla salute.


Il Professore Carlo Foresta ordinario di endocrinologia all'Università di Padova spiega: "il caffè in cialde o in capsule di plastica o alluminio è un potenziale veicolo di interferenti endocrini."

"Gli ftalati sono agenti chimici aggiunti alle materie plastiche per aumentarne la flessibilità. Sono ovunque ma non ce ne accorgiamo e svolgono un'azione simil estrogenica nel nostro organismo.

Secondo recenti studi aumenterebbero l'incidenza di patologie andrologiche. Infatti in diverse specie animali gli ftalati modificano il funzionamento del sistema riproduttivo e sono ritenuti anche per l'uomo tra quei contaminanti che possono agire negativamente sulla fertilità."

"Tutti i prodotti testati dalle capsule in alluminio a quelle in plastica e materiale biodegradabile, si sono rilevate capaci di rilasciare gli ftalati nel caffè."

"Non vogliamo demonizzare nulla - precisa il Prof. Foresta- anche perché le concentrazioni riscontrate sono nell'ambito del range consentito. Ma dev'essere considerato che anche attraverso questa contaminazione si contribuisce al raggiungimento dei valori soglia segnalati come nocivi dalle autorità sanitarie nazionali e internazionali."

"Noi siamo di fatto la somma di queste esposizioni. Quindi sarebbe importante capire se nell'arco della giornata si superano i limiti dell'assunzione, quantificando i valori medi di esposizione. Una ricerca che aiuterebbe anche a decidere in che modo eventualmente limitare l'esposizione." conclude Foresta.

Resta quindi la possibilità che la continua assunzione di caffè in cialde possa avere effetti sul lungo termine.